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L'atrio

Lo “Stabilimento industriale S. Natrella” di Bari, ha eseguito il portone principale del palazzo, mentre la ditta “A. Liporesi & Figli” di Bologna, il rivestimento del soffitto dell’atrio principale e gli infissi dello scalone: in entrambi, colpiscono le aggraziate volte che richiamano i ponti-canale che ci accompagneranno durante tutto il percorso. Superato il cancello in ferro battuto, realizzato dallo “Stabilimento industriale ingegner Messina” di Napoli, si accede al grande atrio.

In alto, ai due lati, gli stemmi delle Province servite dall’Acquedotto nel 1932 (Bari, Brindisi, Lecce, Taranto, Foggia, Matera, Potenza e Avellino).

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Il progetto di massima della costruzione fu elaborato dall'ing. Cesare Brunetti nel giugno del 1924.
L'Ente, all'atto del perfezionamento del Contratto, disponeva di L. 4.000.000 e pertanto le parti si impegnarono affinché venisse concesso un finanziamento. Per tutti i lavori in aggiunta, rispetto alle disponibilità economiche dell'Ente, avrebbe provveduto la ditta intervenendo con proprie risorse finanziarie a fronte di una successiva restituzione suddivisa in tre rate annuali. Veniva inoltre stabilito che nessuna revisione dei prezzi sarebbe stata consentita.
La consegna ufficiale dei lavori avvenne il 23.6.1927. Il tempo preventivato per la loro esecuzione fu fissato in 20 mesi.
Ma, a discapito delle previsioni e delle buone intenzioni, la realtà esecutiva fu ben diversa.
Nel marzo del 1928, la direzione dei lavori passò dal Servizio Costruzioni al Servizio Esercizio e Manutenzione diretto da Cesare Brunetti. Fu decisa una perizia supplettiva che determinò un cambiamento del piano economico e un aumento considerevole dei costi rispetto al contratto iniziale.
Nel mese di agosto, a seguito di altre variazioni apportate nella ex zona adibita a garage divenuta sede di laboratori di taratura, fu approvata una seconda perizia dell'importo L. 284.700.
Con la delibera del 30 giugno 1931 venne concessa all'Impresa, da parte dell'Ente Committente, una proroga di ventiquattro mesi che spostò il termine di esecuzione al 22 agosto 1931, a causa delle variazioni apportate ai previsti lavori in pietra artificiale, sostituiti con lavori in pietra da taglio.
Difficoltà causate da lavori non previsti provocarono un ulteriore slittamento della data di consegna dei lavori che venne nuovamente fissata al 21/4/1932.
Nuove modifiche e variazioni causarono ancora dei ritardi alla definitiva ultimazione del palazzo che, infine, fu consegnato il 21/10/1932.
Complessivamente, i lavori furono prorogati di 43 mesi e 21 giorni su un tempo contrattuale previsto di soli venti mesi.
Le principali variazioni apportate in corso d'opera alle strutture e finiture riguardarono:

  • la copertura del fabbricato, prevista in origine a tetto ad una falda e realizzata invece a terrazzo con solaio a camera d'aria;
  • la sostituzione della sistemazione prevista per gli scantinati originariamente ipotizzata con drenaggio esterno al fabbricato e realizzata invece con vespaio* sotto tutta l'impronta del fabbricato di altezza superiore ai 60 cm per facilitare la circolazione dell'acqua nel sottosuolo; soluzione quest'ultima che causò non pochi inconvenienti;
  • la variazione della distribuzione in pianta e della destinazione di diversi ambienti;
  • la realizzazione di tutto il paramento esterno in pietra viva originariamente prevista fino al piano ammezzato;
  • la variazione delle porte e finestre previste le une in abete e le altre in pitch-pine, che in base alle indicazioni di Cambellotti, vennero realizzate, per gli ambienti di rappresentanza, in rovere;
  • l'abolizione della scala privata per l'appartamento presidenziale che, originariamente previsto sul fronte di Via Fiume, venne spostato sul fronte di Via Bozzi;
  • la sostituzione dei pavimenti dei sotterranei previsti in cemento lisciato e realizzati invece in gran parte con basoli* calcarei ed in grès* ceramico;
  • il pavimento del cortile principale, previsto in asfalto, fu realizzato con un lastricato di pietra di Trani e pietra vulcanica;
  • l'abolizione dei pavimenti in legno e in linoleum di tutti gli uffici sostituiti da marmette alla veneziana. Negli ambienti dei Capi Servizi i pavimenti furono realizzati in lastre di Trani e marmi colorati.


  • La definizione contabile dei lavori presentò vicende travagliate pari a quelle riscontrate in fase esecutiva per l'opera.
    All'atto dell'ultimazione dei lavori, infatti, non risultavano ancora concordati ben 156 nuovi prezzi che vennero successivamente definiti con l'impresa nel febbraio 1933 mediante un verbale di transazione.
    Finalmente il 5 febbraio 1934 - ben un anno, 3 mesi e 14 giorni dopo l'ultimazione lavori - fu possibile definire lo stato finale per l'importo di L.7.206.832,02.


    *Vespaio= strato di materiale arido che favorisce l'isolamento del pavimento dal terreno.

    *Basolo= lastra di pietra usata per le pavimentazioni stradali.

    *Grès= ceramica di tipo molto compatto che viene cotta ad alta temperatura ed è molto resistente all'attacco di agenti corrosivi