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Da sempre la Puglia è una Regione siccitosa e priva di corsi d'acqua di una certa rilevanza. Per questo, gran parte del fabbisogno idrico necessario per lo sviluppo delle popolazioni locali, viene soddisfatto prelevando acqua da altre regioni, in particolare dagli invasi della Basilicata e dalle sorgenti della Campania, integrando l'alimentazione con l'acqua da falda del Salento. Per far questo, Acquedotto Pugliese deve sostenere grandi costi di potabilizzazione, per rendere l'acqua degli invasi sicura e buona da bere, di trasporto, per portarla fino a centinaia di chilometri di distanza dai punti di prelievo. Basti pensare che solo nel 2011 Acquedotto Pugliese ha speso circa 70 milioni di Euro in energia elettrica per garantire il funzionamento delle pompe di sollevamento necessarie a creare un dislivello tale da consentire all'acqua di correre lungo le condotte per depositarsi poi nei serbatoi alle porte delle città.

Ulteriori costi derivano dalla gestione della rete fognaria per lo smaltimento dei liquami prodotti dalle civili abitazioni e dai numerosi impianti di depurazione che consentono il trattamento dei reflui.

Acquedotto Pugliese svolge, quindi, un servizio che per sua natura ha un costo, che viene assicurato grazie al pagamento di un corrispettivo da parte dei titolari dei contratti di utenza.

Acqua bene comune non è semplicemente uno slogan. E' parte integrante della filosofia di AQP. Esalta un concetto semplice: l'acqua come diritto, ma che impone doveri. In capo a chi assume l'onere della gestione, come l'Acquedotto Pugliese, e nel contempo in capo ai cittadini che, con la correttezza dei loro comportamenti, garantiscono a tutti la fruibilità del bene.



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