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Parametri fisici
L'acqua deve rispondere a determinati requisiti dal punto di vista fisico quali la torpidità, il residuo secco a 180°C e la conducibilità.

Essi, oltre a rappresentare elementi utili per indicare la qualità dell'acqua, danno indicazioni sulla gradevolezza e sulla sua capacità di soddisfare i sensi.

Una elevata torbidità oltre a diminuire la gradevolezza dell'acqua, può rendere difficoltoso e poco efficace la disinfezione che usualmente viene effettuata a conclusione del processo di potabilizzazione dell'acqua o, in caso di acque non trattate, prima della sua immissione nella grande distribuzione.

Il residuo secco è ciò che rimane dopo l'evaporazione dell'acqua stessa e dà una misura assoluta del suo contenuto salino e può essere determinata a varie temperature. A 180°C p.e. il solfato di magnesio ha un contenuto d'acqua di cristallizzazione ben definito ed è il parametro richiesto per legge. Un residuo di oltre 1500 mg/l a 105°C, è indice di una mineralizzazione troppo elevata dell'acqua; al disotto dei 100 mg/l l'acqua è insipida (acqua molle).

La conducibilità elettrica è correlata al contenuto salino, ossia agli ioni presenti, dotati di carica elettrica. Oltre i 1800µS/cm essa può causare corrosioni nella rete idrica; inoltre, brusche variazioni nella conducibilità sono indice di inquinamento.

Sebbene non inclusa nei parametri fisici da determinare secondo la normativa vigente, assume un ruolo rilevante anche la temperatura; è infatti importante che la temperatura dell'acqua, misurata con continuità alla scaturigine, sia costante in funzione del tempo. Se infatti, con l'alternarsi delle stagioni, essa risulta soggetta a oscillazioni, ciò potrebbe significare che le acque risentono molto delle variazioni di temperatura che si verificano negli strati più superficiali del suolo; si tratterebbe allora di acque poco protette e a rischio di inquinamento.
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