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L'acqua destinata al consumo umano è soggetta ad una serie di analisi allo scopo di accertarne la potabilità secondo le modalità e le frequenze previste dalla normativa vigente. I controlli vengono effettuati sia prima di immetterla in condotta che lungo le reti di distribuzione.

Sono di seguito riportati alcuni dei parametri, con le relative unità di misura ed i limiti previsti sia dalla legislazione europea che da quella nazionale.

Direttiva europea 98/83/EC Decreto legislativo 31/2001(Italia)
Parametro Valore di parametro Valore di parametro Unità di misura Note
Cloruro 250 250 mg/l L'acqua non deve essere aggressiva
Concentrazione ioni idrogeno >=6,5 and <= 9,5 >=6,5 and <= 9,5 unità di pH
Fluoruro 1,50 1,50 mg/l
Durezza 15 to 50 °F valore consigliato
Nitrato 50 50 mg/l

I Cloruri si trovano con notevole facilità nelle acque sotterranee e derivano da depositi evaporifici. Possono essere connessi a fenomeni di inquinamento organico-biologico (liquami); per questi motivi il valore assoluto determinato sperimentalmente può non risultare molto significativo (se non per valutazioni di carattere idrogeochimico), mentre è estremamente interessante lo studio del trend su lunghi periodi, in cui variazioni più o meno accentuate, non giustificabili dal punto di vista idrogeologico, sono indice di contaminazione delle acque. Valori eccessivi possono dar luogo a corrosioni delle tubazioni e sapore sgradevole (sapore salino).

Il pH rappresenta il cologaritmo delle concentrazioni di ioni idrogeno e costituisce la misura dell'acidità e basicità della soluzione acquosa; esso è il risultato di tutti gli equilibri chimici presenti, non sempre facilmente identificabili isolatamente. Nella maggior parte dei casi è determinato dall'equilibrio di dissoluzione dei bicarbonati o di basi libere. Bassi valori di pH infatti, associati alla presenza di anidride carbonica libera disciolta, rendono l'acqua aggressiva nei confronti dei metalli delle tubazioni, fenomeno che può portare alla liberazione, da parte di queste ultime, di metalli tossici per l'uomo. Elevati valori di pH impartiscono all'acqua il sapore di lisciva.

La durezza totale rappresenta la somma dei sali di calcio e di magnesio, in qualunque forma contenuti nell'acqua (carbonati, bicarbonati e solfati cloruri e nitrati) e viene determinata direttamente sull'acqua, tal quale.

Le acque potabili che contengono eccessive quantità di sali di calcio e di magnesio sono chiamate "acque dure". La durezza dell'acqua non ha, entro certi limiti, effetti negativi sulla salute, ma è necessario tenere presente che questi sali rendono l'acqua poco digeribile e causano la formazione di incrostazioni nei tubi, nelle caldaie, nelle pentole. Oltre ad essere molto dannosi per le lavorazioni industriali, impediscono anche ai saponi di formare la schiuma, necessaria per l'asportazione dello sporco dalla biancheria, dalle mani, ecc. Inoltre, rendono cattiva la cottura degli alimenti, quali ad esempio i legumi.

Le acque "molli", di contro, rendono l'acqua corrosiva, facilitando il passaggio in soluzione di eventuali metalli tossici, come il piombo.

Anche altri minerali disciolti nell'acqua rivestono un ruolo molto importante nella salute umana. In particolare il calcio svolge, tra le altre, una funzione protettiva nei riguardi dell'assorbimento di sostanze tossiche.

Altro elemento spesso contenuto nell'acqua è il fluoro, essenziale alla vita e presente negli alimenti solo in quantità minima. Il fluoro svolge un'azione di difesa nei confronti della carie dentale, soprattutto se somministrato ai bambini in età scolare.

I nitrati sono presenti naturalmente nell'ambiente, facendo parte del ciclo di decomposizione delle sostanze azotate. Inoltre, apporti di nitrati nelle falde in seguito ad attività umane, possono derivare principalmente dall'utilizzo di fertilizzanti contenenti azoto inorganico o da scarichi contenenti azoto di origine organica. I limiti di legge previsti dal decreto legislativo n. 31 del 2001 sono 50 mg/litro.
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