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Comunicati stampa


30/09/2008
Imbrocchiamola, la campagna per la diffusione dell'acqua di rubinetto nei locali pubblici:

Acqua del rubinetto al posto della minerale nei locali pubblici. Legambiente e Altraeconomia e Acquedotto Pugliese rilanciano Imbrocchiamola,la campagna nazionale della rivista dei consumatori nata per promuovere nei ristoranti, nelle pizzerie e nei bar la somministrazione di acqua del rubinetto piuttosto che quella minerale imbottigliata.

L'obiettivo: essere sempre più numerosi a bere, mentre si mangia un panino al bar o una pizza tra amici, l'acqua "del Sindaco", anche perché non esiste nessun obbligo di legge a vendere esclusivamente le bottiglie di minerale, mentre esistono ottime ragioni, ambientali ed economiche, per scegliere quella dell'acquedotto. Gli esercizi pubblici che aderiranno all'iniziativa esporranno l'adesivo di Imbrocchiamola in bella mostra sulla vetrina del locale: è il segno che è possibile ordinare una brocca di acqua del rubinetto senza essere guardati male dal ristoratore.

"L'acqua di acquedotto è buona, sicura, controllata, economica. E non inquina -dichiara Francesco Tarantini, Presidente di Legambiente Puglia-. Va detto una volta per tutte: i consumatori e i clienti devono avere il diritto di chiedere l'acqua di rubinetto anche nei locali, che non possono rifiutarsi di servirla".

L'iniziativa e il dossier di Legambiente "Un Paese in bottiglia" sono stati presentati questa mattina a Bari, presso il Caffè Vox in via Sparano, in conferenza stampa da Ivo Monteforte, Amministratore Unico Acquedotto Pugliese, Michele Losappio, Assessore all'Ecologia della Regione Puglia, Francesco Tarantini Presidente Legambiente Puglia, Massimo Posca, Presidente FIPE Confcommercio, Stefano Ciafani, Responsabile Scientifico Legambiente Nazionale e Pietro Raitano, Direttore del mensile Altraeconomia.

L'Italia è il Paese in cui si ha il maggior consumo di acqua in bottiglia nel mondo,con 194 litri pro capite solo nel 2006 (oltre mezzo litro a testa al giorno). Un dato in costante aumento, triplicato in poco più di 20 anni (nel 1985 erano appena 65 litri), e con esso anche il volume di affari per i produttori di acqua minerale è aumentato e di molto.

L'impatto ambientale derivante dalla filiera delle acque minerali è altrettanto preoccupante. Basti considerare l'uso di bottiglie di plastica monouso e il consumo di petrolio per fabbricarle, i camion per trasportarle e le relative emissioni atmosferiche, gli imballaggi plastici destinati alle discariche, quando non raccolti in maniera differenziata. Ognuna delle fasi - produzione, trasporto e smaltimento - che accompagna la vita di bottiglia di acqua minerale è caratterizzata da un forte impatto sulla qualità ambientale. Nel 2006, per la sola produzione delle bottiglie, sono state utilizzate 350 mila tonnellate di polietilene tereftalato (PET), con un consumo di 665 mila tonnellate di petrolio e un'emissione di gas serra di circa 910 mila tonnellate di CO2 equivalente. Ma anche la fase del trasporto dell'acqua minerale influisce non poco sulla qualità dell'aria: solo il 18% del totale di bottiglie in commercio viaggia sui treni, tutto il resto lo fa su strada. Inoltre solo un terzo circa delle bottiglie di plastica utilizzate sono state raccolte in maniera differenziata e destinate al riciclaggio.

"La nostra azienda, per esempio – ha concluso l'Amministratore Unico di Acquedotto Pugliese, Ivo Monteforte –effettua circa 250.000 controlli annui nei punti di produzione e di distribuzione; a questi si aggiungono i frequenti controlli delle autorità pubbliche. Per quanto possa sembrare strano, la legge sulle acque minerali confezionate richiede il controllo di meno sostanze rispetto a quella delle acque di rubinetto e, spesso, con limiti diversi. Alcune acque minerali, per questo, non sempre sono raccomandabili per un uso frequente; spesso, infatti sono troppo o troppo poco ricche di Sali minerali e di altri elementi indispensabili per il nostro benessere".




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