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L'idea dell'acquedotto
L'ing. Camillo Rosalba, funzionario del Genio Civile, è considerato il vero ispiratore dell'Acquedotto nella sua struttura di base. Egli, infatti, nel lontano 1868 suggerì l'ambizioso progetto di utilizzare una o alcune delle abbondanti sorgenti idriche del versante occidentale degli Appennini mediante la realizzazione di alcune gallerie ed indicò la sorgente del Sele a Caposele in provincia di Avellino, come particolarmente adatta allo scopo. Quindi presentò la proposta di adduzione delle acque delle sorgenti di Caposele a mezzo di una grande conduttura in traforo fino a Conza (Campania) per superare lo spartiacque del Tirreno, e di un canale lungo la sponda dell'Ofanto verso Andria per volgere a Corato, Ruvo, Bitonto fino a Brindisi. La realizzazione di una tale opera, a quel tempo, tuttavia, oltre all'enorme costo, sembrava presentasse difficoltà insormontabili. Numerose gallerie sarebbero state necessarie, prima che l'acqua potesse essere convogliata a destinazione; alcune di queste avrebbero superato i 15 chilometri di lunghezza. All'epoca, la galleria del Sempione non era ancora stata costruita. Quelle meno ambiziose, di Starza e Cristina, sulla linea ferroviaria Foggia-Benevento, erano state appena completate, ma con grande difficoltà. 





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