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Lina Goccina
Una allegra passeggiata nel mondo dell'acquedotto

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La storia di Pugliabella e del suo acquedotto




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L'Acquedotto disseta ma non solo ...
Nelle case l'acqua veniva conservata in grossi orci panciuti di terracotta dalla bocca molto larga dove si immergeva l'inconfondibile mestolo di rame per attingere con parsimonia e non sprecare il liquido prezioso.

Ci si lavava in poca acqua nel bacile di rame o di ferro smaltato ed avere in casa il gabinetto con pozzo nero era lusso di pochi.

Le malattie gastro-intestinali e in particolar modo le febbri tifoidee, causavano ogni anno numerose vittime, specialmente nella stagione estiva. La mortalità infantile era impressionante ed i decessi si contavano a decine di migliaia.

La presenza delle cisterne e dei pozzi privati, con le loro acque stagnanti, rappresentava il substrato ideale per lo sviluppo della zanzara Anofele, causa del diffondersi della malaria che, nelle zone rurali rappresentava una delle principali cause di morte. Nel Comune di Castelnuovo della Daunia nel 1916, su un totale di 213 morti, se ne contarono 16 per malaria "perniciosa" più altri 13 per malaria; nel 1917, sempre su un totale di 213, 30 persone morirono per "perniciosa", più altre 7 per malaria.

Dopo che la rete idrica e fognante furono rese perfettamente funzionanti si verificarono solo pochissimi casi di malaria o "perniciosa" e solo in individui provenienti da zona malarica o sprovvisti, nelle loro abitazioni, di acqua corrente.

Il completamento dell'Acquedotto Pugliese migliorò in modo determinante le condizioni igieniche degli abitanti dell'intera Regione.

Dapprima l'acqua fu erogata da fontanine pubbliche poste in punti strategici del Paese e solo in seguito furono effettuati i lavori di conduttura necessari a fornire l'acqua alle abitazioni private. Con i lavori di fognatura ed il completamento degli allacci idrici i cittadini "furono obbligati" a far installare dai primi idraulici, i cosiddetti tubisti, i gabinetti.

Conseguenza della fornitura di acqua "sana" fu una pronta diminuzione sia delle malattie gastro-intestinali, sia delle malattie classificate "a veicolo idrico", quali l'epatite A e la febbre tifoide.

Oggi l'Acquedotto Pugliese, per garantire il costante rispetto delle caratteristiche di igienicità delle acque e a tutela della salute pubblica e dell'ambiente, dispone di un sistema di laboratori distribuiti su tutto il territorio regionale in grado di controllare capillarmente la qualità delle acque potabili distribuite e di quelle depurate.


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